Veduta di Pavia dal confluente con il rotto del Gravellone di Francesco Trécourt
Lungo le sponde del Ticino, prima della diffusione della lavatrice negli anni cinquanta, lavoravano le lavandaie. I loro strumenti di lavoro erano uno sgabello, un banco, dove poggiare gli indumenti e sbatterli vigorosamente, un tinello di acqua calda che veniva scaldata in loco con braceri e la cenere o il sapone. I capi puliti d’estate asciugavano al sole mentre d’inverno in una stanza con la stufa. Gli uomini erano incaricati di ritirare i panni sporchi dai clienti e diriconsegnarli asciutti e puliti in un fagotto.
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